Pëtr Il'ič Čajkovskij (1840-1893), vittima dell'omofobia.

“Ho riflettuto molto su me stesso e sul mio avvenire, col risultato che d’ora in avanti penserò seriamente al matrimonio. Mi sembra che le mie «inclinazioni» siano un ostacolo gravissimo e forse insormontabile perché io possa esser felice. Tuttavia, debbo lottare con ogni forza contro la mia natura… Prima di legarmi a una donna, dovrei pensarci ben bene. So che Sascia tutto indovina e tutto perdona; così pure molte persone che io amo e stimo. Capirai però quale avvilimento io provi quando penso che molta gente ha pietà di me e mi perdona proprio per quello di cui, in fondo, non sono colpevole. Non è forse angosciosa l’idea che i miei amici, i miei cari si possano vergognare di me? Eppure ciò è accaduto e accadrà centinaia di volte. Per farla breve: con un matrimonio vorrei chiuder la bocca ad ogni sorta di gente che disprezzo, che non tengo in nessun conto, ma che, tuttavia, può far soffrire persone a me dilettissime.”

(Pëtr Il’ič ČajkovskijLettera al fratello Modest 1876)

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Un maestro, uno dei più grandi compositori moderni, slavo, per la precisione russo, omosessuale, sposatosi forzatamente, morto suicida per difendere sé stesso e i suoi amanti del passato da chi, come padre, lo avrebbe denunciato allo zar per difendere l’onore del figlio, colpevole di essere un suo amante. Pëtr Il’ič Čajkovskij fu vittima dell’omofobia.

A trentasette anni si chiuse in un matrimonio di facciata con la bella Antonina Ivanovna. In quel lontano 1877 si realizzarono due catastrofi umane. Con un colpo solo la società e le sue imposizioni distrussero due vite: quella di un uomo che non fece mai nulla di male tranne quel gesto violento contro sé stesso, e quella di una donna che fu vittima di una legge cinica e brutale (gli omosessuali venivano deportati a vita in Siberia) che le diede l’illusione del giorno in cui lei avrebbe ottenuto l’amore di quell’uomo, ma che invece la precipitò dentro una realtà difficile da accettare, tanto da perdersi psicologicamente, trovando rifugio nella follia alienante di domande prive di risposta.

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Un genio, ribelle come lo può essere un artista, fuori dagli schemi per visione, potenza creativa, profondità espressiva, dovette andare contro la propria natura per adeguarsi.  Il suo gesto non mi indigna anzi lo capisco. Nascendo quasi duecento anni fa visse in una società non pronta alla sua normalità. Se fosse vissuto oggi avrebbe avuto vita molto più facile, però, ammettiamolo, di certo non libera. Nel nostro 2014 esistono ancora gli stereotipi negativi legati all’omosessualità e guardando proprio a quelle terre, l’area slava, si può vedere ben radicata la radice dell’odio contro la normalità dell’amore che non conosce limiti di sesso.
In questo comune 2014, dal finto gradino della mia eterosessualità, da cui mi si dice che posso guardare tanti, o tante, dall’alto verso il basso,  provo pena per chi crede che questa sia la naturale realtà della vita, perché si spinge all’odio di altre persone.

Nella mia vita sono sicuro che non desidererò sessualmente un uomo, ci ho pensato e l’idea di una bacio maschile non mi piace, ma nonostante questo voglio chiudere ogni rapporto con la parola eterosessuale, perché non mi sento appartenente ad una razza, mi sento persona, senza confini e limiti lessicali, che può vivere senza il bisogno delle parole omosessuale, lesbica, gay, transessuale. travestito.

Per facilitare la vita di altre persone vorrei che tutti superassero questi confini, scoprendo come Galileo che il mondo è rotondo e non ha baratri in cui precipitare, e che qualsiasi barriera difende ipocritamente la libertà del nostro circolo vitale falciando quella degli altri.

Partendo da questa felice privazione riesco a superare ogni barriera ideologica e filosofica, arrivando a dichiarare che grazie al mio vedermi unicamente come persona non mi sento più uomo bianco, europeo, dominatore, eterosessuale, procreatore, nel diritto di giudicare; che per questo non mi sento offeso, o umiliato, o privato dei miei diritti se un ragazzo proveniente da un’altra parte del mondo ha un lavoro migliore del mio, e nemmeno mi sento minacciato da un uomo innamorato di un uomo che vuole adottare un bambino, perché nel primo caso penso che quella posizione lavorativa se la sia meritata, e nel secondo caso so solo che quel figlio sarà amato per tutta la vita, e questo è quello che conta.

Ma purtroppo il bigottismo va proprio contro la libertà altrui di vivere la propria normalità.

Bergamo - La protesta delle sentinelle contro le modifiche alla legge 654 del 1974

Nei mesi di novembre e dicembre del 2013 in diverse città italiane gruppi di persone hanno dato vita ad odiose manifestazioni contro le modifiche alla legge 654 del 1975 in cui sono stati introdotti (blandi, nda) emendamenti per punire chi odierà altre persone solo perché sono donne che amano donne, o uomini che amano uomini. Proteste nel silenzio per difendere il diritto di una parola che nessuno vieta, purché non sia offensiva.

Questi “imbavagliati” hanno protestato contro emendamenti che vogliono combattere quella specie di “cultura” per cui dire “OcchiOFinO” (come nel film “Il sorpasso”), o dare del “finocchio”, del “frocio”, del “culattone”, del “ricchione” e chi più ne ha più ne metta, porta a vedere in tutte queste parole una goliardica espressione colorita del vocabolario italiano.

Se l’Europa avesse da sempre avuto una visione senza barriere lessicali e priva di ogni bigottismo, un felice Pëtr Il’ič Čajkovskij probabilmente avrebbe incontrato un altrettanto felice Oscar Wilde e insieme avrebbero sostenuto un giovane scrittore come Marcel Proust, e ascoltato un anziano e affermato scrittore come Hans Christian Andersen, con notevoli vantaggi per la cultura mondiale. Invece entrambi vissero il malessere della società contro la loro visione della vita, entrambi si rifugiarono, entrambi morirono troppo giovani per colpa del bigottismo.

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Come persona ascolto Pëtr Il’ič Čajkovskij, mi commuovo nel vedere il film “Il concerto” di Radou Mihăileanu, emozionandomi per la potenza musicale delle note che sento, e provo orgoglio per questa persona perché ci ha provato anche se non ha vissuto come voleva.

Come persona ascolto Pëtr Il’ič Čajkovskij e non posso farne a meno, così come non posso fare a meno di apprezzare tutte le persone che si amano e che non hanno tempo di odiare nessuno, perché quando si ama la vita è piena, di tutto.

2 commenti su “Pëtr Il'ič Čajkovskij (1840-1893), vittima dell'omofobia.

  • CONDIVIDO E RINGRAZIO, sono capitata per caso davanti a quell’odiosa manifestazione sul Sentierone di Bergamo, e non capendo di che si trattasse ho chiesto info: dopo un lungo panegirico alla prima osservazione da me educatamente presentata mi è stato risposto “Si sposti non ho intenzione di risponderle”. credo basti questo per capirne la strumentalità

  • Bravo Lorenzo, bell’articolo.
    Se pensiamo a quante persone sono addirittura scomparse prematuramente per “mano” dell’ignoranza dell’uomo…. Pensa per esempio ad Alan Turing, grande matematico considerato il padre dell’informatica. Indotto al suicidio perchè omossessuale. Perseguitato e portato sull’orlo della follia. Addirittura condannato (perchè in UK all’epoca essere gay era reato) alla castrazione chimica e umiliato in continuazione. Aveva poco più di 40 anni e chissà come avrebbe ancora contribuito al progresso. Progresso di tutti, anche di chi lo aveva condannato. Aveva contribuito durante la guerra a decriptare i messaggi in codice tedeschi, servendo il proprio Paese. Per ringraziamento lo hanno portato all’alienazione ma ora la sua storia, come quella dei personaggi che hai citato tu deve servire da esempio e far affiorare in tutti uno o più interrogativi.

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